Nel
1661 Luigi XIV, il re Sole, istuitì
la prima Accademia Reale di Danza. Qui
i primi maestri ed artisti furono italiani,
forse anche grazie all'influenza esercitata
un secolo prima da Caterina dè Medici
alla corte di Enrico II.
In seguito
però i francesi, diretti dai maestri
C.Beauchamp e J.B.Lully, perfezionarono
i passi e codificarono i principi e
le posizioni della danza classica dando
vita alle figure del ballerino e del
coreografo di professione. Con l'apertura
dell'Accademia fu dato inizialmente
gran risalto alla prepaparazione tecnica
degli artisti, a scapito della loro
libertà di espressione.
Per questo motivo,
nel 1780, il coreografo riformatore
J.G.Noverre (1727-1810) contribuì, con
le sue aspre critiche, a far chiudere
l'Accademia. Egli, con la sua idea del
ballet d'action, restituì all'espressività
la sua giusta importanza ed incoraggiò
l'uso della pantomina per esprimere
con i gesti anche i sentimenti più drammatici.
Con la Rivoluzione francese cambiarono
i costumi e l'ambientazione dei balletti:
le scene di vita quotidiana sostituirono
le storie di re e cortigiani. Subito
dopo la Rivoluzione anche in Italia
si aprì l'Imperial Regia Accademia di
Ballo, presso il Teatro alla Scala di
Milano.
Verso la metà dell'800 si comprese
l'importanza delle luci in scena, fu
disegnato il primo tutù e furono adottate
le scarpette da punta per esaltare la
leggerezza delle danzatrici. Con il
tempo i virtuosismi della danza classica
divennero nuovamente fini a se stessi,
incapaci di esprimere la passione e
la naturalezza del movimento del corpo
umano, sino a quando la ballerina statunitense
Isadora Duncan (1877-1927) si fece portavoce,
contro la tecnica accademica, della
"danza libera", vale a dire della libertà
del movimento, in totale accordo con
l'istinto, divenendo la pioniera della
danza moderna.
Nel 1909, con il debutto
del Ballets Russes di Serge Diaghilev
al Thèatre du Chàtelet di Parigi, si
hanno, anche in Europa, le prime avvisaglie
della danza moderna. Diaghilev (1872-1929)
apportò le maggiori innovazioni nella
storia della danza in quanto fu un impresario
di gusto, capace di scoprire talenti
e di realizzare grandi collaborazioni
con coreografi (Fokine, Nijinsky, Massine,
Nijinska e Balanchine), con scenografi
(tra cui i pittori: Picasso, Matisse
e de Chirico), con i migliori ballerini
del primo '900 (tra cui Karsavina, Lifar,
Nijinsky, Pavlova, Lopokova) e con i
compositori del calibro di Stravinsky,
Prokofiev, Ravel o Debussy.
Tra gli
altri grandi innovatori del balletto
classico del primo '900 ricordiamo:
- Enrico Cecchetti (1850-1928), grande
danzatore, minimo di genio. Fu soprattutto
un eccezionale maestro di ballo classico:
insegnò a Pietroburgo, Varsavia e Londra,
fu l'anima didattica dei Ballet Russes.
In Inghilterra fondò la "Cecchetti Society",
per tramandare il proprio metodo d'insegnamento.
Ritornato in Italia nel '25, diresse
il Teatro alla Scala. - Marie Rambert
(1888-1982) allieva devota di Cecchetti,
antesignana, con la scuola fondata nel
1920, del balletto moderno inglese.
- Serge Lifar (1905-1986) ucraino, stella
dei Ballets Russes sino alla morte di
Diaghilev e allo Scioglimento della
compagnia.
In seguito fu direttore per
quasi 50 anni, dell'Operà di Parigi,
ove fu l'artefice - in quanto ballerino,
coreografo e scrittore della rinascita
del balletto francese. - George Balanchine
(1904-1983) ballerino e coreografo russo.
Nel '25 divenne capo coreografo dei
Ballet Russes; dal '33 fu in U.S.A.,
dove fondò scuole e compagnie (New York
City Center). Qui costruì un repertorio
moderno che portò in tutta Europa negli
anni '50. Con Apollon Musagète, del
'28, creò un nuovo stile e divenne il
principale esponente del Neoclassico.
Negli anni '20 nasce la danza moderna.
Essa nasce negli U.S.A. con danzatori
come M.Graham, D.Humphrey e C.Weidman,
ma soprattutto grazie alle precedenti
riflessioni sul movimento di F. Delsarte.
E.J.Dalcroze e di R.Von Laban, alle
esperienze di I.Duncan e agli studi
approfonditi di R.S.Denis e T.Shawn
(da qui il nome della scuola Denishawn).
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