danza e scuole di ballo
RECENSIONI 2/18/2002
All'Opera di Roma trionfa al fianco di Bolle con un ruolo «noir» ne «La bella addormentata nel bosco» La Fracci strega Ciajkovsky

Avvenire del 17.02.02 di Toni Colotta
Il momento più alto nella storia della danza russa, e non solo, coincide con quello del maggior maitre de ballet di tutti i tempi, Marius Petipa. E si apre nel 1890 con un capolavoro, La bella addormentata nel bosco, concepito in perfetta simbiosi con il musicista Ciajkovsky. Proprio su una degna rappresentazione di questa complessa partitura il Teatro dell'Opera di Roma ha messo in gioco il meglio delle sue forze, come per una scommessa. A spettacolo decollato con esito felicissimo la scommessa si può dire vinta. I buoni auspici erano già nel riuscito Romeo e Giulietta di Prokofiev-Cranko nella stagione scorsa, ma La bella addormentata superava ogni altro impegno precedente: una tappa decisiva per assurgere al grande repertorio, così lo considerava Carla Fracci da quando due anni or sono assunse la direzione del Corpo di ballo romano.
Il cast da grandi occasioni messo in campo non era di per sé la risorsa fondamentale. La simbiosi musicista-coreografo fa di questo balletto un coacervo così equilibrato di valori espressivi da non lasciare alcunché di puramente decorativo, come in molta danza precedente e postromantica. La musica - e che musica! - conduce e identifica una "azione" di forte contenuto semantico già nella fiaba di Perrault. Petipa fece il miracolo di sostanziarne l'intera coreografia e la aprì, senza volerlo, ad una lunga sequela di versioni più o meno integrali dell'originale.
Approfondimenti http://www2.chiesacattolica.it/avvenire/seed/cn_avvenire.c_select_abstract?id=239170&pubblicazione=Agorà&zoom=0&layout=1&id_session=64
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